Ahata non compare sulle liste delle spiagge migliori di Karpathos. Non ha un parcheggio attrezzato, non ha la taverna stagionale, non ha gli ombrelloni a noleggio. Ha la ghiaia scura vulcanica, un fondale che cambia colore tre volte in trenta metri, e tanta pace da sembrare un posto privato. È per questo che i karpatiaci ci vanno.
La strada per arrivarci scende dalla montagna lungo un tornante stretto con vista sul mare. Se sbagli la curva per il parcheggio — che è un piccolo spiazzo sterrato — passi oltre senza accorgertene. Questa è la prima protezione di Ahata: non si trova per caso. Bisogna cercarla.
Ad Ahata ho incontrato una famiglia karpatiaca che ci andava da quarant'anni. Il nonno mi ha detto che da piccolo andava a pescia in quel fondale. Il fondale era ancora lì, uguale.
L'acqua di Ahata è di quella tonalità verde-grigia che si trova nei fondali di ghiaia scura — diversa dal turchese delle spiagge sabbiose, più scura e più misteriosa. In giornata di sole diventa quasi metallica. Non è la spiaggia per una foto da Instagram. È la spiaggia per uno di quei pomeriggi che non hai voglia di condividere.
