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L'emigrazione karpatiaca: perché c'è più Karpathos a New York che a Karpathos

Autore seduto su una terrazza con vista sul paesaggio di Karpathos in un momento di riflessione

Karpathos ha circa 6500 abitanti stabili. Ma se conti i karpatiaci che vivono all'estero — negli Stati Uniti soprattutto, poi nel Canada, in Australia, in Germania — arrivi facilmente a 50.000 o 60.000 persone di origine karpatiaca nel mondo. Il numero è approssimativo perché nessuno tiene i registri con precisione, ma l'ordine di grandezza è quello. Per ogni karpatiaco sull'isola, ce ne sono otto o dieci fuori.

L'emigrazione massiccia iniziò negli anni '50, in un periodo di povertà economica e scarsità di lavoro. Le famiglie mandavano i figli maschi in America — spesso a New York, a Baltimora, a Newark — dove c'era già una rete di connazionali. I primi emigrati facevano i lavoratori manuali, i muratori, i camerieri. La generazione successiva aprì ristoranti, diner, attività proprie. La terza generazione andò all'università.

In un diner di Baltimora gestito da una famiglia karpatiaca ho trovato il menu scritto in inglese e greco. Non era folklore. Era storia.

Le rimesse che gli emigrati mandavano a Karpathos trasformarono l'isola tra gli anni '60 e '80: le case di pietra vennero abbandonate in favore di costruzioni nuove, alcune ville di dubbio gusto architettonico ma dal messaggio chiarissimo — ce la stiamo facendo. Poi i soldi americani smisero di bastare, l'isola si aprì al turismo e il ciclo ricominciò in modo diverso.

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Alessandro — Karpathos con Ale
Vivo Karpathos ogni anno dal 2014. Tutto quello che racconto viene da esperienza diretta, non da guide turistiche.