Se vai a Karpathos in agosto, ti colpisce una cosa strana: l'isola è piena di persone che sembrano karpatiaci ma parlano inglese americano tra loro, o tedesco, o australiano. Sono i karpatiaci della diaspora — figli e nipoti di chi ha lasciato l'isola tra gli anni '50 e gli anni '80 per cercare lavoro altrove. Ogni agosto tornano. Non tutti i karpatiaci della diaspora tornano ogni anno, ma agosto è il mese in cui la percentuale è più alta.
L'emigrazione karpatiaca verso gli Stati Uniti è stata massiccia tra il 1950 e il 1970. Si stima che ci siano più karpatiaci di origine a New York che sull'isola stessa. A Baltimora esiste un quartiere con una comunità karpatiaca organizzata, con la propria chiesa ortodossa e le proprie associazioni culturali. In agosto, queste famiglie tornano — con i figli americani che non parlano greco, con i nipoti che non ci sono mai stati.
I karpatiaci della diaspora tornano come si torna a una casa che non è più la tua ma che è ancora la tua. Questa contraddizione si sente nell'aria.
Per l'isola, questo ritorno annuale è economicamente vitale e culturalmente complesso. I prezzi salgono, i ristoranti si riempiono, le ville costruite negli anni '90 con i soldi americani si aprono dopo undici mesi di chiusura. E le famiglie si ritrovano, mescolando il greco di quarant'anni fa con l'inglese di oggi.
