A nord di Karpathos, tra l'isola e il canale che la separa da Saria, il mare nasconde più storia di quanta se ne veda da terra. Nell'ottobre 2025 una missione internazionale di oltre quaranta ricercatori — coordinata dall'Eforia delle Antichità Subacquee greca insieme alla Fondazione Nazionale per la Ricerca — ha condotto più di centoventi immersioni tra i tre e i quarantacinque metri di profondità, in un tratto di mare che pochi turisti attraversano se non a bordo di una barca diretta a Saria o Tristomo.
Quello che hanno trovato copre duemilaseicento anni, dal periodo arcaico del VII secolo a.C. fino all'Ottocento. Cinque i relitti individuati: quattro antichi e uno più recente, una nave di legno dei primi dell'Ottocento che giace nella baia di Tristomo. Da uno dei relitti più antichi, catalogato come KTH1, è stata recuperata un'anfora di epoca tardoromana. Altre anfore arrivano da più lontano: alcune, di produzione spagnola e nordafricana, sono le prime di questo tipo mai documentate in quest'area — un segno che le rotte commerciali che passavano da qui erano più estese di quanto si pensasse.
Il ritrovamento più fitto, però, sono le ancore: più di venti, di epoca bizantina, concentrate proprio davanti a Tristomo. Un numero che racconta un porto trafficato, non un semplice approdo di fortuna, in un'area vicina alle rovine di Vrykous e Nisyros — due delle quattro città dell'antica Tetrapoli dorica di Karpathos. Le ancore, insieme ai resti di insediamenti ed edifici religiosi già noti nella zona, stanno aiutando gli archeologi a capire quanto contasse davvero questo angolo remoto dell'isola nella tarda antichità.
Il sentiero che oggi porta gli escursionisti da Avlona a Tristomo passa proprio sopra queste acque, senza che quasi nessuno lo sappia. Ci sono passato anch'io, guardando il mare dall'alto senza immaginare cosa fosse rimasto sul fondo per duemila anni. La ricerca continua, e con il sostegno della Fondazione Aikaterini Laskaridis sono già partiti i primi interventi per proteggere i reperti più esposti.
Fonti: arkeonews.net, heritagedaily.com — aggiornato al 13 agosto 2026.
Foto: S. Apostolopoulos – Ministero della Cultura della Grecia
